Previous    Next

Tree Island

In this exhibition Nadine Ethner makes a clear departure from her earlier, concentrated quest to decode and reprocess urban signs. She has discarded the abstract signs of the urban calligraphy seen in her last exhibition to make room for what is an almost poetic reflection on nature. Her source of inspiration is no longer the city, but nature; no longer the wanderings of her soul and her person, but a confirmation of being rooted in a space that exists first and foremost as a place for her soul and then as a place that one can point to in the physical world. At their core, what these works do is confirm Nadine Ethner´s bond with a cultural and emotional legacy that she has now chosen to reproduce — the delicate poetry that emanates from her photos is a manifestation of the German Romanticism that surely had some influence on her schooling. By choosing a tree as an archetype, she reveres its special status in nature as the only organism that reaches its roots deep into the soil to soak up water, the ancient symbol of life.

The concept is part of a Romantic tradition grounded in the landscape paintings of Caspar David Friedrich and the Symbolist art of Arnold Böcklin. The title of the exhibition, Tree Island, clearly implies an emotional bond with Böcklin´s “Island of the Dead”, a painting that views death as an escape from the world of the living. Nadine Ethner´s trees have lost all resemblance to conventional depictions of trees and have been transformed into a vehicle for her emotions. This transfigures the images. Her chromatic range heightens the effect by moving the physical fact of the tree to a more intimate, more emotional level where the expert monochromatic rendering of the images harmonizes with the blurriness of the figures in them.

Ethner´s images manage to exploit a process of the soul in order to capture fragments of nature — the fuzziness in her photos is actually a focusing of her inner emotions. Arranging the large-format digital C prints as a diptych makes the photographs unsuspecting instruments with which the artist denounces the death of the unified self. This double reflection reveals a kind of solitude that is not lived as loneliness but as a prerequisite for union. The photos are complemented by two extraordinary copper plates that each interpret the dissolve rendered in the photographic images in a highly abstract and individual manner.

Tiziana Musi

//

Con questa mostra Nadine Ethner si allontana in modo deciso dalle ricerche precedenti incentrate sulla decodificazione e rielaborazione di segni urbani: le astrazioni segniche di Calligrafie Urbane la sua ultima mostra, sono abbandonate per far posto ad una riflessione quasi poetica sulla natura. Non più la città, quindi, ma la natura la sua fonte di ispirazione, non più nomadismo dell′anima e della persona, ma affermazione di un radicamento interiore ad un luogo, che prima di essere identificato come luogo naturale, é soprattutto un luogo dell′anima. In fondo Nadine Ethner con queste opere non fa altro che riaffermare anche un attaccamento ad un patrimonio culturale ed emotivo che ha voluto recuperare: la delicata poesia che emana dai suoi scatti é il riflesso di una cultura romantica tedesca che ha certamente influenzato la sua formazione. 

 La scelta tematica dell′albero archetipo privilegiato del radicamento alla terra, e dell′acqua, simbolo antico di vita, si configurano all′interno di una tradizione romantica che vede i suoi presupposti nella pittura di paesaggio di Caspar David Friedrich opppure negli esiti simbolisti di Arnold Böcklin. Lo stesso titolo della mostra Tree Island non può non evocare la profonda carica emotiva di un dipinto quale “L′isola dei morti” di Böcklin, dove le suggestioni interiori dell′artista tedesco si confrontano con il tema della morte, vissuto come rifugio. L′albero di Nadine Ethner ha perduto ogni configurazione naturalistica tradizionale per trasformarsi in un veicolo privilegiato di emozioni interiori: una sorta di trasfigurazione dell′immagine, ulteriormente valorizzata dal viraggio cromatico che rielabora il dato naturale su registri più intimi e emotivi dove la raffinata realizzazione monocromatica così ottenuta si coniuga con una progressiva evanenscenza del segno. 

Gli scatti della fotografa tedesca riescono così a cogliere frammenti di natura tramite un percorso psichico: il fuori fuoco dello scatto é in realtà una messa a fuoco delle emozioni interiori. Le fotografie di grande formato (50x70) sono state realizzate con stampa lambda e sono strutturate in dittici e diventano insospettabili strumenti attraverso i quali l′artista denuncia una disgregazione dell′unità del Sè attraverso il raddoppio e il rispecchiamento, e rende manifesta una solitudine non vissuta come abbandono, ma anzi come presupposto per l′incontro con l′altro. Accanto alle foto compaiono anche due lastre di rame che interpretano in modo autonomo e originale, attraverso una forte astrazione grafica, la smaterilizzazione dell′immagine ottenuta tramite lo scatto fotografico. Nadine Ethner ha saputo cogliere il nucleo poetico di una comunicazione fondata sull′emozione, dove l′immagine e la poesia diventano così l′una il rispecchiamento dell′altro. 

 Tiziana Musi